FRONTE DEL PIAVE

Un itinerario fatto di storia e di memoria nei luoghi di sacrificio per la Patria

 

Dati tecnici:

 

Località di partenza: Nervesa della Battaglia, via Roma

Lunghezza: 56km.

Tempo di percorrenza: 4h00m

Dislivello: 209m.

Quota massima: 153m. (Ponte di Vidor)

Difficoltà: Medio

Periodo indicato: Gennaio-Dicembre

 

 

Descrizione del percorso:

23 Ottobre 1918: a un anno esatto dalla disfatta di Caporetto l’esercito Italiano sferra l’offensiva finale contro le truppe Austroungariche. Il Fronte del Piave è sfondato: decine di migliaia di soldati attraversano in più punti il fiume in piena, ingaggiando furiose battaglie da Pederobba alla foce.

E fu dal Montello, posto proprio al centro del fronte, che iniziò l’avanzata decisiva per le sorti della Grande Guerra: partiamo da qui, dalle pendici della collina, intraprendendo un itinerario fatto di storia e di memoria nei luoghi dove decine di migliaia di uomini si sacrificarono per la propria Patria, indipendentemente qual essa fosse.

 

Da Nervesa, incastonata tra il Piave e il Montello, iniziamo a risalire il fiume: imboccata via Frà Giocondo pedaliamo all’ombra della collina percorrendo la Strada del Tavaran, attraversando poi la Riva dei Croderi e lambendo in più punti le cristalline acque del fiume. Dopo circa cinque chilometri la strada piega con decisione verso sinistra risalendo fino a Santa Croce del Montello, dove incontriamo le prime tracce di storia: il Monumento ai Ragazzi del ’99 rende omaggio a un’intera generazione di giovani sacrificata nell’ultimo disperato tentativo di vincere la guerra.

Proseguiamo ora sull’asfalto della Panoramica per due chilometri, deviando poi a destra sullo sterrato che ci riporta nuovamente sul greto del Piave nelle vicinanze di un vecchio ricovero della Croce Rossa nel quale prestò servizio anche Ernest Hemingway; dal rudere teniamo la sinistra fiancheggiando un campo coltivato, proseguendo successivamente verso destra fino a un grande guado da affrontare in maniera avventurosa (oppure, con più cautela, sfruttando un passaggio laterale). Da qui la traccia si restringe presentando una sequenza continua di curve e contro curve, dossi e paraboliche all’interno dell’area golenale; quando il sentiero si allarga e risale fino a un ponte svoltiamo a destra tornando a pedalare su un single track ancor più tecnico e divertente che termina a un incrocio: giriamo a sinistra e risaliamo fino al Canale Castelviero.

Continuiamo, ora con prudenza, lungo l’argine del canale fino al terzo ponte: qui attraversiamo il corso d’acqua e giungiamo nuovamente sulla strada Panoramica, al cospetto della chiesetta di Santa Mama: fu proprio da questa zona che l’esercito italiano lanciò l’assalto più importante al fronte nemico, attraversando il Piave e arrivando laddove oggi c’è l’Isola dei Morti, nostra prossima meta.

Pedaliamo su asfalto, verso ovest, fino alle porte dell’abitato di Ciano imboccando poi via Sant’Urbano tornando nell’area golenale; nell’affrontare la secca curva a sinistra alla fine della discesa deviamo sulla comoda sterrata di destra che, dopo un guado, ci immette nelle immense Grave di Ciano. Davanti a noi abbiamo ora una enorme distesa di sassi, rocce e vegetazione brulla nella quale sentieri e carrarecce si intersecano senza fine rendendo l’orientamento molto difficile: è necessario quindi prestare massima attenzione per non perdere la direzione corretta.

Tenuta la sinistra al primo trivio, non dobbiamo far altro che seguire la larga pista che si dirige verso nord, ignorando le numerosissime diramazioni secondarie e i diversi incroci che si susseguono; percorsi circa quattro chilometri all’interno delle grave teniamo la destra a un grande incrocio (se andiamo dritti arriviamo a una cava) avvicinandoci così al Piave e attraversando alcuni tratti di rocce smosse. Raggiunto un parco giochi in località Barche (un tempo da qui partiva il traghetto per l’attraversamento del fiume) proseguiamo lungo la riva, salendo poi a sinistra nei pressi di una sbarra rossa: una volta in cima teniamo la destra superando il centro di Covolo e percorrendo il Ponte di Vidor.

 

Dalla sponda sinistra del Piave pedaliamo su asfalto fino a Vidor; giunti dinanzi alla chiesa svoltiamo a destra raggiungendo l’abbazia di Santa Bona, ennesima testimonianza storica dell’itinerario: fondata nel 1107 per custodire le reliquie di Santa Bona portate dalla Terra Santa da Giovanni di Vidor, nel corso delle Grande Guerra si trovò nel mezzo del fronte venendo distrutta da battaglie e bombardamenti.

Dall’abbazia proseguiamo verso sinistra su single track, costeggiando il bosco fino a un campo sportivo, scendendo quindi nella golena dove continuiamo su strada bianca; arrivati su asfalto aggiriamo il cementificio (imboccare la carrareccia di destra all’inizio della salita) proseguendo poi nuovamente in direzione est; la pista si fa ora larga e battuta, serpeggiando nelle grave e intersecando numerose diramazioni che ignoriamo.

Al termine di un lungo rettilineo proseguiamo sulla pista che piega verso destra (tralasciando il double-track dritto davanti a noi) giungendo sulla riva del fiume: costeggiati alcuni campi svoltiamo a sinistra su una traccia poco battuta tornando ben presto a pedalare a pochi metri dall’acqua.

 

Alla nostra destra, di là del Piave, ecco il Montello: di là l’esercito italiano, di qua quello austriaco. Queste poche centinaia di metri, da una riva all’altra del fiume, per un anno intero separarono due eserciti e due paesi in guerra: qui si decidevano le sorti dell’Italia e dell’Europa.

Quel plumbeo 23 Ottobre 1918 migliaia di soldati italiani, al grido di “Non passa lo straniero!”, solcarono quella sottile striscia di terra e acqua cadendo uno dopo l’altro sotto una pioggia di fuoco e di piombo: dalle Grave di Papadopoli a Pederobba il Piave si tinse del sangue dei caduti.

Alla fine l’invasore venne cacciato e in pochi giorni, con la liberazione di Vittorio Veneto, il conflitto volse al termine; a guerra ormai vinta ci si rese conto della catastrofe consumatasi in quei giorni: sul campo di battaglia si contarono decine di migliaia di morti, ancor di più furono i feriti e i prigionieri.

“Su quest’isola si faticava a camminare, tanto era l’ingombro di cadaveri”: così parlava un Ragazzo del ’99 che quel 23 Ottobre di novant’anni fa combatté dove ora ci troviamo, su quella che una volta era chiamata Isola Verde, oggi dei Morti.

Con un sentiero sassoso abbandoniamo le acque del Piave e ci addentriamo nella vegetazione fino al centro dell’Isola dei Morti, il Piazzale Ragazzi del ’99: il luogo fu da subito dedicato alla memoria dei caduti con la costruzione della chiesa, della piramide, delle steli e dei cippi distribuiti un po' ovunque. La sensazione di solennità e austerità che invoca questo luogo è fortissima: i grandi e deserti viali alberati, gli spazi vasti e vuoti e, soprattutto, la consapevolezza che su questa terra, su questi sassi, quasi un secolo fa decine di migliaia di italiani lottarono per cacciare l'invasore austriaco. Tra queste pietre su cui noi oggi camminiamo e pedaliamo emergono ancora equipaggiamenti, attrezzature, elmetti, divise, armi e talvolta anche ossa.

 

Dopo una doverosa sosta, proseguiamo; imbocchiamo Viale XXII Corpo d’Armata uscendo dall’area attraversando il grande cancello verde, una sorta di porta del tempo che ci riporta ai giorni nostri, lasciandoci alle spalle un sacco di pensieri e riflessioni.

Pedaliamo per qualche centinaio di metri fino ad alcune case: svoltiamo a destra su una traccia battuta arrivando poco dopo nei pressi di altre abitazioni; proseguiamo ancora verso destra raggiungendo rapidamente l’Oasi Fontane Bianche di Fontigo: l’area, gestita da Legambiente, è caratterizzata da numerose risorgive e specchi d’acqua celate in un fitto bosco golenale all’interno del quale si sviluppa una fitta rete di sentieri attrezzati.

Seguendo le indicazioni del “Percorso Naturalistico” esploriamo l’oasi con single track e ponticelli, uscendo quindi dall’area protetta attraversando il largo fiume di risorgiva alla nostra destra mediante delle apposite passerelle in ferro e legno. Scesi dall’ultimo ponte deviamo bruscamente verso destra, andandoci ad innestare su una traccia appena visibile tra l’erba di un isolotto (raggiungibile affrontando un piccolo guado): il single track prosegue per alcune centinaia di metri presentando quattro guadi; l’ultimo, in particolare, si rivelerà altamente impegnativo sia per la sua lunghezza (una decina di metri) che per la profondità dell’acqua (al ginocchio): solo i più abili potranno uscirne indenni.

Una volta sull’altra sponda proseguiamo verso destra imboccando il sentiero che, dopo alcuni saliscendi, inizia a costeggiare il corso d’acqua: facendo attenzione a percorrere sempre la traccia più vicina al fiume, in pochi chilometri giungiamo alle porte di Falzè. Qui ci addentriamo nelle grave di Passo Barca (un tempo sede di un traghetto tra le due sponde del Piave) oltrepassando una sbarra in ferro: percorriamo la pista sassosa per qualche centinaio di metri, deviando poi a destra superando un’altra sbarra; raggiunte delle baracche in legno proseguiamo sulle traccia appena evidente tra i prati, innestandoci poi a sinistra su un sentiero più battuto che riporta in vista dell’abitato di Falzè con un’ampia curva sinistrorsa

Dal centro del paese ci dirigiamo verso Ponte della Priula su asfalto: dopo pochi chilometri, in località S.Anna, deviamo sulla sterrata di destra verso l’omonima chiesa visibile in lontananza; ci troviamo ora a percorrere un suggestivo sentiero lungo la riva del fiume Soligo, laddove un tempo transitavano i flussi commerciali dell’Impero Romano: stiamo pedalando sull’antica via Claudia Augusta Altinate.

Il sentiero, inizialmente molto agevole, una volta giunto a costeggiare il Piave si fa più tecnico e impegnativo: alcune decine di metri andranno necessariamente percorse con la bici in spalla, magari tra le acque del Piave che in questo punto sono comunque poco profonde (in alternativa imboccare il sentiero che si inerpica sulla sinistra fino alla statale, rientrando poco dopo in via Mercatelli Mina verso destra).

Terminato il single track l’orientamento si fa molto semplice: costeggiando il Piave, prima su argine poi su una comoda sterrata, giungiamo sul piazzale di un cementificio da cui imbocchiamo la sterrata di destra che si addentra tra la vegetazione dopo i primi cumuli di terra e sassi. Usciti dal bosco saliamo sull’argine raggiungendo in breve tempo il Ponte della Priula, tornando così sulla sponda destra del fiume.

Attraversato il ponte entriamo nel parcheggio del ristorante e imbocchiamo il sentiero all’estremità del piazzale. Il rientro a Nervesa avviene ora comodamente prima lungo l’argine, quindi su asfalto.

 

Di fronte a noi, tra i pendii del Montello, emerge l'Ossario, imponente e bianco tra i boschi scuri e bassi: là oggi riposano gran parte dei caduti di quel 23 Ottobre 1918.

 

Stefano De Marchi

 

Come arrivare:

Nervesa della Battaglia è situata all'estremità orientale del Montello, lungo le sponde del fiume Piave.

E' raggiungibile dall'autostrada A27, dalle uscite Conegliano e Treviso Nord, seguendo successivamente le indicazioni per Ponte della Priula e Spresiano; in pochi chilometri, seguendo le indicazioni stradali, si arriva a Nervesa.

 

Cartografia:

Zanetti 1:30000 - foglio n°2 Il Montello

 

Posti di ristoro:

km. 6 - Santa Croce del Montello

km. 24 - Vidor

km. 41 - Falzè di Piave

km. 56 - Nervesa della Battaglia

 

Fontane:

km. 0 - Nervesa della Battaglia

km. 6 - Santa Croce del Montello

km. 24 - Vidor

km. 41 - Falzè di Piave

 

Luoghi di interesse:

km. 6 - Santa Croce del Montello

km. 8 - Croda Rossa (ricovero Croce Rossa)

km. 13 - Santa Mama

km. 24 - Vidor

km. 25 - Abbazia Santa Bona

km. 32 - Isola dei Morti

km. 36 - Oasi Fontane Bianche

km. 41 - Falzè di Piave

km. 43 - Sant'Anna

 

Link utili:

Comune di Nervesa della Battaglia

Comune di Vidor

Fronte del Piave

Grande Guerra

Oasi Fontane Bianche

Rete Civica La Piave

ACD PEDALI DI MARCA - Via Forlani, 42 - 31032 CASALE SUL SILE - Tv C.F. e P.I. 03834050266
Copyright © 2009 Pedali di Marca. Tutti i diritti riservati.